Storia del Comune
Il volume "Candidoni - Memorie e Immagini" del prof. Ferdinando Mamone, edito dal comune di Candidoni, ripercorre il tempo del nostro piccolo paese, con memorie e immagini, appunto, che riconsegnano al lettore luoghi, fatti e personaggi. Chi volesse avere una copia del volume, particolarmente per chi è impossobilitato di farlo personalmente, può richiederlo agli uffici comunali, mezzo mail o telefonicamente; comunicando i propri dati e indirizzo che sarà trasmesso a cura degli uffici comunali....
Descrizione
Il volume "Candidoni - Memorie e Immagini" del prof. Ferdinando Mamone, edito dal comune di Candidoni, ripercorre il tempo del nostro piccolo paese, con memorie e immagini, appunto, che riconsegnano al lettore luoghi, fatti e personaggi.
Chi volesse avere una copia del volume, particolarmente per chi è impossobilitato di farlo personalmente, può richiederlo agli uffici comunali, mezzo mail o telefonicamente; comunicando i propri dati e indirizzo che sarà trasmesso a cura degli uffici comunali.
Tratto dal volume "Candidoni . Memorie e immagini" di Ferdinando Mamone edito dal Comune di candidoni
La fondazione di Candidoni, come di molti paesi Vicini, é avvolta nelle nebbie del passato.
Dai continui ritrovamenti di monete brettie, greche, romane, bizantine e normanne, possiamo tranquillamente affermare Che i1 sito, ove ora insiste l’abitato, era frequentato fin dall’epoca pre-cristiana. L’abbondante toponomastica locale, di chiara origine greco-bizantina, ci propone un periodo più credibile, ovvero 1’ VIII — IX secolo. In quel periodo, infatti, ci furono numerosi flussi migratori dal vicino oriente, Egitto, Siria e Turchia, dovuti alle varie crisi politiche, sfociate in violente persecuzioni a danno di quei cristiani rimasti fedeli ai loro ideali di Vita contemplativa. In Calabria quei migranti trovarono un ambiente loro favorevole, con un cristianesimo ben radicato e diffuso.
Quei migranti mediorientali, organizzati in Vande = Bande, composste mediamente da 100 individui, si stabilirono nel vasto latifondo della Chiesa dato in gestione ad amministratori nominati dal Vescovo. Oppure, nei primi feudi, ai conduttori di baronie. La comunità agricola stabilitasi in questo luogo, in seguito, fu identificato con il nome dell’amministratore: Candido - Candidoni. Il toponimo Candidoni, quindi, si riferisce ai «discendenti di un Candidus, nome di persona in Calabria, o al suo collettivo, a. 1176, Trinchera pag. 247».
Detto toponimo similmente Viene cosi delineato: «Candidone» nel sec. XVI, si riferisce ad una località della famiglia e dei discendenti di un Candido (formazione caratteristica con il suffisso — oni per cui - Amaroni, CZ). In documento calabrese redatto in greco dell’a. 1054 è già ricordato un cognome (cfr. Alessio 1939, 66-67; Rohlfs 19740, 204). Questo toponimo é presente nel Brebion, lista di carico esattoriale nella quale sono elencati i beni posseduti dalla Chiesa Metropolitana di Reghion. Il documento, redatto in lingua greco-bizantina, risale all’anno 1050 circa. Il manoscritto originale, scoperto nell’archivio privato del conte Vito Capialbi, é stato studiato e tradotto dallo studioso André Guillou, Che ne ha curato la pubblicazione.
Il cambiamento di Kandédina a Kandétina é dovuto all’alternanza fonetica. Luigi Accattatis, nel suo vocabolario del dialetto calabrese lo registra Cannìdoni.
Gli altri toponimi tuttora esistenti di chiara origine greco-bizantina, che identificano altrettante località nelle vicinanze dell’abitato sono: Radicà, Gengà, Prunìa, Carìa, Talanìa, Petriti, Braghotu, Ceramida, Cerasia, Frischìa, Friscolo, Mantegna e Pirosi.
Candidoni e gli altri casali, seguirono le vicende storiche di Borrello. I Normanni nel 1056 occuparono militarmente 1a Calabria e il Conte Ruggero d’Altavilla fissò la sua residenza a Mileto. I conquistatori, quindi, introdussero l’istituto del feudalesimo disponendo 1a suddivisione territoriale. Le baronie perciò, furono assegnate a parenti e a capitani di fiducia che avevano prestato il loro aiuto militare alla conquista dei territori.
La terra di Borrello, già presidio bizantino, con i casali Candidoni, Laureana, Bellantone, Stelletanone, Serrata e Vasìa, furono assegnati a Roberto Borrello, nipote di Ruggero, che dopo la sua morte passo a1 suo erede.
La signoria fu poi trasmessa ai discendenti fino ad Ugo di Brienne che la tenne fino al 1274. Chiaramente l’assegnazione dei feudi, spesso, dipendeva dalla fedeltà prestata al Sovrano che ne disponeva secondo sue valutazioni politiche ed economiche. L’avvicendamento, perciò, era dovuto anche alla necessità di impinguare il tesoro dello Stato che di frequente doveva sovvenzionare interventi militari a salvaguardia del Regno. I feudi, pertanto, venivano prima confiscati e poi rivenduti a pretendenti facoltosi.
I Pignatelli, a partire dal 1806, signori tra l’altro del Ducato di Monteleone, divenuti titolari di vasti domini, tra cui 1a Contea di Borrello, mantennero la signoria fino all’eversione della feudalità, decretata dalla legge francese n. 130 del 1806.
Quello che si e manifestato il 5 febbraio 1783, ha distrutto totalmente i1 centro abitato e aperto voragini nel terreno. Michele Sarconi che dopo il sisma ha Visitato queste contrade, nella sua relazione tra l’altro scrive: «Le disgrazie, avvenute negli abituri degli altri Villaggi, cioè in Bellantone, Candidone, Serrate, e Stiritantone, furono tali che quello, che ne rimane, non è servibile, o non vale la pena di esser conservato».
I danni subiti dal patrimonio edilizio di Candidoni furono stimati in 150.000 ducati. A causa del terremoto, perirono 40 abitanti. Tuttavia, dalla relazione che ne fece il parroco abbiamo un quadro più dettagliato: Prima del terremoto la popolazione residente era cosi distinta:
Sacerdoti 7, chierici 3, uomini 312, donne 353, neonati 9, neonate 10 per un totale di 694.
Morti per le rovine: Sacerdoti 2, uomini 18, donne 18, ragazzi 5 - Totale 43.
Tra essi il sacerdote d. Francesco Spano, i1 rev. Domenico Loschiavo, il mag.co notaio Pasquale Insardà, i1 dott. fisico Carlo Antonio Cognetti, i1 dott. chirurgo Giuseppe Calzone e altri concittadini.
Viene altresì conteggiato un uomo originario di Nicotera, morto nella campagna di Candidoni. In tutto l’anno 1783, si contarono 100 decessi, compresi quelli verificatisi nell’immediatezza del sisma, dovuti prevalentemente alle ferite riportate nei crolli degli edifici.
Dopo quel terribile terremoto che aveva devastato tutta la Calabria, ogni comunità locale gradualmente e con molta difficoltà inizio a risollevarsi per ritornare alla normalità. Mancavano pero i materiali per l’edilizia, ma soprattutto mancava la manodopera, giacchè molte maestranze erano morte sotto le macerie degli edifici.
Ognuno, quindi, si adoperava alla meglio per crearsi un riparo, in attesa di aiuti governativi. In quei momenti difficili ogni minimo sollievo tornava utile alla causa della ricostruzione. Per tale motivo, giorno 3 giugno 1783, un folto gruppo di persone, tramite i1 notaio Francesco Antonio Ioculano”, inviano alle superiori autorità un’accorata petizione di sostegno. Chiedevano che mastro Antonio Simonelli fosse esentato dal servizio di Miliziotto per continuare la sua attività di fabbro, particolarmente necessaria.
Tra i richiedenti figurano il rev. Parroco don Domenico d’Agostino, rev. don Domenico Antonio Cognetti, il mag.co don Nicola Santa Croce di Barletta, don Francesco Nicoletti, il dott. Fisico don Stefano Cognetti, Gregorio Chiarello, don Vincenzo Lamberti, Antonino Martino, Giuseppe di Giglio, massaro Michelangelo Zafari, Francesco Zafari, Domenico Gallo, Francesco Soverino, Bartolomeo Masso, Giuseppe Tartaria, Giuseppe Pitaro, Vincenzo Prestia, Domenico Protospataro, Bruno Corbo, Giuseppe Casella, dott. don Sebastiano Golotta, ed altri ancora, i quali spontaneamente «attestano e confermano col loro giuramento come il flagello del terremoto sortito a 5 febbraio prossimo andato avendo demolito, e devastato tutte le città, terre e luoghi di questa provincia, e tra le stesse demolita rimase e devastata dal solo questa predetta terra di Candidone, e per dura necessita si viddero costretti tutti l’abitanti erigere piccole capanne di legnami e tavole, per ricoverarsi, per le quali bisognano quantità di chiodi, ed altri ferramenti, ed in questa predetta terra non essendosi altro mastro ferraiolo se nonché mastro Antonio Simonelli, il quale essendo uno dei miliziotti di S. M., che Dio Guardi, e se deve partire alla Milizia, si recarebbe molto danno a questi cittadini, ed all’altri convicini Paesi, onde sarebbe di molta necessita il rimanere qui, se sia pur possibile, detto mastro Antonio per provvedere di ferramenti, e chiodi questo publico, tanto attestano e confermano, et sic tacto pectore, et scripturis iuraverunt».
Lo sciame sismico durò alcuni mesi per cui gli abitanti si trovarono per lungo tempo impauriti e disorientati.
Le relazioni ufficiali dei tecnici intervenuti, non sempre si soffermano a descrivere i disagi e le sofferenze patite dagli abitanti. Il parroco don Domenico d’Agostino, invece, ha annotato minuziosamente la situazione di ogni defunto a causa del terremoto e che qui sinteticamente viene riportato:
Rev. Don francesco spanò di anni 68, rimasto tra le macerie. Il suo corpo emerse e fu recuperato nel mese di giugno dello stesso anno e inumato nella Chiesa Parrocchiale San Nicola, distrutta dal medesimo terremoto.
Rev. Don domenico loschiavo, di anni 48. Il suo corpo fu sepolto nella chiesa gentilizia Maria Annunciazione, appartenente alla famiglia Maiuli.
Michele Lampore di anni 60, deceduto nella fede Cristiana. ll suo corpo fu seppellito nella chiesa della Santissima Annunciazione Jus Padronato della famiglia Maiuli.
Nicola Graziano, di anni 20. Il suo corpo inghiottito dalle Viscere della terra, non fu mai recuperato.
Michele Chiriberto, di anni 5 6. Il suo corpo finito tra le macerie non fu mai recuperato.
Magnifico Notaio Pasquale Insardà, di anni 27, appartenente a una nobile famiglia di Laureana, ma qui abitante. Era Sposato con Eleonora Barretta originaria della città di Stilo. Il rito nuziale era stato celebrato con solennità a Candidoni il 31 gennaio 1782. Il corpo della Vittima fu inumato nella chiesa gentilizia della SS. Annunciazione.
Bruno Bianchino di anni 60, mendicante, originario di Bellantone, soprannominato Raghalali, coniugato con Francesca de Sibio. Il suo corpo fu seppellito nella chiesa della SS. Annunciazione.
Francesco Iocolano di anni 27, mastro, originario di Laureana. Il suo corpo fu bruciato per evitare infezioni.
Francesco Varde di anni 40, mastro, soprannominato Melordo, originario della città di Nicotera.
Magnifica Rosaria Loschiavo di anni 9, figlia di Michelangelo e magnifica Elisabetta Dromi. Il suo corpo perì tra le fenditure del terreno e non fu più recuperato.
Rosa Campise di anni 20, figlia di Michele e Caterina Malvaso. Il suo corpo finito tra le macerie della propria casa non fu mai recuperato.
Eleonora Lamari di anni 23, si era coniugata il 21 dicembre 1782 con Francesco Scinica della terra di Borrello. Il suo corpo fu sepolto nella chiesa della SS. Annunciazione.
Elisabetta Lagna di anni 37. Il suo corpo non fu recuperato e pertanto rimase privo di cristiana sepoltura.
Francesca Pitisano di anni 32, coniugata con Domenico Loverso. Il suo corpo fu sepolto nella chiesa della SS. Annunciazione.
Isabella Castellano di anni 50. Il suo corpo fu sepolto nella chiesa della SS. Annunciazione.
Oliva Camo di anni 24. Il suo corpo fu sepolto della chiesa Parrocchiale S. Nicola, distrutta dal medesimo terremoto.
Rosa Cognetti di anni 36, coniugata con Giuseppe Vetri. Il sue corpo fu sepolto nella chiesa della SS. Annunciazione. Con lei morì il suo bambino di appena un anno.
Magnifica Petronilla Laccisano di anni 40. Il sue corpo fu sepolto nella chiesa della SS. Annunciazione.
Gaetana Soverino, di anni 9, figlia del mastre Giorgio e di Caterina Montorro. Fu sepolta nella chiesa privata della famiglia Maiuli.
Rosaria Sofra di anni 11 il suo corpo certamente finito tra le fenditure del terrene non fu recuperato.
Magnifica Bernardina Cognetti di anni 26, figlia del dottore fisico Don Giuseppe Cognetti e della magnifica Antonia Varatta. Il sue corpo fu sepolto nella chiesa della SS. Annunciazione.
Giovanna Colace di anni 9, figlia di Giuseppe e di Teresa Spataro.
Antonino Campise, bambino di anni 3, figlio di Michele e di Caterina Malvaso. Il sue corpo rimase insepolto per mancato ritrovamento.
Giuseppe Daniele, bambino di anni 6, figlio di Giuseppe e di Teresa Scoleri. Il sue corpo non fu recuperato.
Fortunato Brondea di anni 3. Figlio di Giovambattista e di Antonia Arceri. Il sue corpo non fu ritrovato.
Nicola Monterosso di anni 5, figlio del mastro Francesco e di Rosaria Laccisano. Il suo corpo fu sepolto nella chiesa della SS. Annunciazione.
Nunziato Tartaria di anni 2, figlio di Pasquale e di Rosaria Soverino. Il sue corpo fu sepolto nella chiesa della SS. Annunciazione.
Domenico Spanò di anni 5, figlio di Antonino e di Mattea Forè. Il suo corpo non fu ritrovato.
Fortunato Giglio di anni 5, figlio del mastro Demenico e di Geronima Forè. Il sue corpo non fu ritrovato.
Giuseppe Campennì di anni 5, figlio di Domenico e di Caterina Olivello. Il suo corpo non fu recuperato.
Vincenza Campise di anni 5, figlia di Michele e di Caterina Malvaso. Accomunato dalla stessa sorte del fratellino Antonio, il suo corpo non fu ritrovato.
Fortunata Condò di anni 3, figlia di Francesco Antonio e di Geronima Gozzo. Il suo corpo fu sepolto nella chiesa della SS. Annunciazione.
Fortunato Vetrì di anni 1, figlio del Magnifico Giuseppe e Rosa Cognetti. Condivise il destino della madre, morendo tra le sue braccia. Il sue corpo fu sepolto nella chiesa della SS. Annunciazione.
Nicola Daniele di anni 1, figlio di Francesco e Antonia Crispo. Il suo corpo fu sepolto nella chiesa della SS.Annunciazione.
Fortunato Naso di anni 1, figlio del fabbro Domenico e Antonia Di Giglio. Il suo corpo fu sepolto nella chiesa della SS. Annunciazione.
Dottore fisico don Carloantonio Cagnetti di anni 26, appartenente a nobile famiglia, rimase sepolto sotto le macerie della casa paterna. Gli furono letali gli effetti del crollo. Non è stato possibile somministrargli l’estrema unzione perché le ampolle degli olii benedetti andarono dispersi tra le rovine della chiesa parrocchiale. La sua salma, ritrovata il 6 febbraio, fu sepolta nella chiesa della SS.Annunciazione.
Domenico Bellassai, di anni 6 figlio di Giuseppe e Francesca Faduli. Il suo corpo fu sepolto nella chiesa della SS.Annunciazione.
Francesco Fiaschè di anni 4, figlio di Brunone e Ursula Lofaro. Deceduto tra le macerie della sua casa. Il suo corpo fu sepolto nella chiesa della SS.Annunciazione.
Vincenza Megna di anni 56. Le fu fatale il crollo della sua casa e la fragilità. Fu confessata ma non fu possibile portargli il Viatico né l’estrema unzione perché la chiesa parrocchiale cadde in rovina per il violento terremoto. Il suo corpo fu sepolto nella chiesa della SS.Annunciazione.
Concetta Simonelli di anni 8, figlia di mastro Antonio ed Elisabetta Passalia. E’ deceduta nella fede cristiana e il suo corpo fu sepolto nella chiesa della SS.Annunciazione. Il padre di questa vittima era soldato di leva e dovette partire dopo alcuni mesi per compiere il suo dovere di miliziotto.
Magnifica Isabella Spanò di anni 66. Ha ricevuto il Santo Viatico dal proprio figlio sacerdote rev. Don Antonio Zagari e l’estrema unzione dal Curato Don Domenico Agostino. Il suo corpo fu sepolto nella chiesa della SS.Annunciazione.
Rosaria Loverso, bambina di anni 1, figlia del fabbro Domenico e Francesca Pitisano. Il suo corpo fu sepolto nella chiesa della SS.Annunciazione.
Il caso che viene qui riportato riguarda il governo dei villaggi facen-ti capo a Borrello, la cui Contea apparteneva alla famiglia Pignatelli di Monteleone. Gli abitanti dei quattro casali: Laureana, Candidoni, Stelletanone e Bellantone, all’inizio del 1591 rivendicavano il riconoscimento dell’autonomia amministrativa, in quanto già da tempo si autogestivano attraverso le entrate fiscali. Da ciò si deduce che a quel tempo il declino di Borrello era già iniziato e che la sua Autorità Comitale, di fatto risiedeva a Laureana.
Per definire la predetta vertenza, il Re delega l’Uditore di Calabria e il Vice Conte di Borrello:
intromettere, ne fare intromettere lo Sindaco et Università di Borrello alle cose predette ma debiate permettere che se lo possano fare sepa-ratamente tra essi justa solitum. In super ne han[n]o fatto intendere come si ben stanno separati dalla Terra non di meno quanto se fanno alcune composizioni se fanno tanto alli cittadini di detti Casali, quanto
alli cittadini dela Terra et essi Casali contribuiscono alla provisione, che se da alli officiali, et li denari che pervenuti , et perverranno da dette composizioni se li ha reimborzato, et reimborza il Sindaco dela Terra senza darne la parte ad essi Casali, per lo che ne hanno similiter supplicato d’opportuna provisione et ve dicimo et ortamo che essendo vero, che le composizioni che si sono fatte et fanno da poi la divisione fatta tra detti Casali et la Terra sono fatte unitamente da li cittadini
di detti Casali et quelli de la Terra, debiate constringere li Sindaci et Esattori di detta Terra a dare conto dele dette composizioni esatte dopo la separazione, et che si esigeno in futurum et farne dare la parte ad essi Casali per la rata de loro fochi, tanto più che contribuiscono alla provisione, che si da alli officiali dela terra.
De più, ne hanno fatto intendere, come detto Sindaco de Borrello ha fatto, et fa grazie et modera le pene tanto delli Comparti di essi Casali e quanto dela Terra, et tassa à suo arbitrio senza intervento ne saputa de li Sindici di essi Casali, per lo che loro interesse ne hànno anco fatta instanzia d’opportuna provisione et ve dicimo et ortamo che essendo vero, che si ben detti Casali stanno separati dala Terra e le composizioni che si sono fatte et fanno, sono unitamente dali cittadini de li Casali et de la Terra, non debiate permettere che lo Sindaco de Borrello possa fare queste moderazioni, et tasse senza intervento de li Sindaci de li Casali per loro interesse, ma si debiano fare co loro intervento et cossì eseguirete et fareti eseguire non fando lo contrario etc., et osserverete la presente.
D’Antonio De David S.m.c.
Prospero De Piatto
Carolj gran Magistrato
Cons. Decurti